Disturbi Psicosomatici

9-febbraio-1La psicosomatica è una branca della psicologia clinica volta a ricercare la connessione tra un disturbo somatico (anche generico) e la sua eziologia sempre di natura psicologica.

Il suo presupposto teorico è la considerazione dell’essere umano come inscindibile unità psicofisica; tale principio implica che accanto ai fattori somatici giochino un ruolo anche i fattori psicologici.

L’interconnessione tra un disturbo e la sua causa d’origine psichica si riallaccia alla visione olistica del corpo umano, all’interno della consapevolezza che mente e corpo sono strettamente legati in virtù dell’unità psicofisica.

I disturbi psicosomatici (o somatoformi) sono caratterizzati dalla presenza di sintomi fisici che suggeriscono l’esistenza di un disturbo organico, i cui sintomi però in realtà non sono giustificati né da una condizione medica generale, né dagli effetti diretti di una sostanza e né da un altro disturbo mentale: in pratica non esistono reperti organici che li possano dimostrare o meccanismi fisiologici noti che li possano spiegare, e per i quali esiste l’ipotesi, che siano legati a meccanismi e conflitti psicologici. Si tratta, in effetti, di conflitti dell’individuo, prima col mondo esterno e poi intrapsichici; tali conflitti possono provocare manifestazioni mentali o somatiche, oppure entrambe, in proporzione variabile. I disturbi di somatizzazione possono comportare la compromissione di più apparati; possono presentarsi, quindi:

-disturbi dell’apparato gastrointestinale: quali nausea, meteorismo, vomito, diarrea, colite, ulcera, gastrite, intolleranza a cibi diversi;

-disturbi dell’apparato cardiocircolatorio: quali aritmia, ipertensione, tachicardia;

-disturbi dell’apparato urogenitale: quali dolori e/o irregolarità mestruali, disfunzioni dell’erezione e/o dell’eiaculazione, anorgasmia, enuresi;

-disturbi dell’apparato muscolare: quali cefalea, crampi, torcicollo, mialgia, artrite;

-disturbi della pelle:quali acne, psoriasi, dermatite, prurito, orticaria, secchezza cutanea e delle mucose, sudorazione eccessiva;

-disturbi pseudo-neurologici: quali sintomi da conversione come alterazioni della coordinazione e/o dell’equilibrio, paralisi o ipostenie localizzate, difficoltà a deglutire, afonia, cecità, sordità, diplopia, amnesie;

-disturbi del comportamento alimentare: quali anoressia, bulimia, binge eating.

Tra i disturbi psicosomatici troviamo anche:

il” Disturbo somatoforme indifferenziato“, caratterizzato da una o più lamentele fisiche( per esempio, stanchezza, perdita di appetito, problemi gastrointestinali o urinari), la cui durata è di almeno 6 mesi;

il “Disturbo di conversione”,caratterizzato da uno o più sintomi o deficit riguardanti funzioni motorie volontarie o sensitive, che suggeriscono una condizione medica generale; si ritiene che qualche fattore psicologico sia associato col sintomo o col deficit, in quanto l’esordio o l’esacerbazione del sintomo o del deficit è preceduto da qualche conflitto o da un altro tipo di fattore stressante. Dal punto di vista psicoanalitico, il “Disturbo di conversione” viene spiegato come rappresentazione simbolica di un conflitto inconscio; ad esempio, un conflitto relativo al vedere qualcosa potrebbe essere espresso attraverso la cecità, o ancora, un impulso sessuale o aggressivo proibito potrebbe essere espresso attraverso una paralisi fisica. Tuttavia, i pazienti con sintomi di conversione mostrano una certa indifferenza verso i loro sintomi, una certa noncuranza emotiva rispetto alla gravità di condizioni disabilitanti, quali, appunto, la paralisi o la cecità.

il “Disturbo algico”, caratterizzato dalla presenza di dolore in uno o più distretti somatici ed è di intensità tale da giustificare l’attenzione clinica; si ritiene che qualche fattore psicologico abbia un ruolo importante nell’esordio, nella gravità, esacerbazione e mantenimento del dolore.

l’ “Ipocondria” caratterizzata dalla preoccupazione di avere, o di poter avere, una malattia grave, basata sull’erronea ed indebita interpretazione dei sintomi somatici da parte del soggetto. Si tratta infatti di un sintomo, non di una malattia; tali sintomi possono essere espressi in vari modi: possono essere presenti dolori e disagio minimi che tengono comunque occupata l’attenzione del paziente, possono essere presenti paure irragionevoli circa la possibilità di sviluppare malattie gravi, sentendo così la necessità di prendere precauzioni eccessive, oppure ancora, segni benigni possono essere interpretati come dotati di un significato patologico

il “Disturbo da dimorfismo corporeo”, caratterizzato dalla presenza di preoccupazione per un supposto difetto fisico: se è presente una piccola anomalia, l’importanza che la persona le dà è eccessiva.

“Pseudociesi”: caratterizzato dalla falsa convinzione di essere incinta, associata a segni obiettivi di gravidanza, quali rigonfiamento addominale, flusso mestruale ridotto o amenorrea, sensazione soggettiva del movimento fetale, nausea, tensione e secrezione mammaria, doglie.

Come già detto in precedenza, tutti i disturbi psicosomatici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre importanti aree della vita della persona; non sono inoltre giustificate da una condizione medica generale, dall’uso di sostanze o da un altro disturbo mentale.

Un elemento molto importante di cui bisogna tener conto nella valutazione della malattia psicosomatica, è il tornaconto secondario della malattia stessa: ci sono cioè pazienti che credono che l’unico modo per appagare il proprio bisogno di dipendenza sia quello di assumere il ruolo della persona malata.

Il trattamento di questi pazienti prevede una comprensione profonda della personalità del malato in situazione, per poter pianificare un intervento personalizzato ed eliminare, o quanto meno, indebolire i processi che sostengono il disturbo: infatti il modo più efficace per cambiare i sintomi è modificare i modelli che li sostengono. Sono stati messi a punto vari trattamenti, ma fondamentale, in ogni caso, risulta essere l’ “alleanza terapeutica” la cui essenza è rappresentata dalla motivazione del paziente a vincere la sua malattia, la sua infelicità e a collaborare con il terapeuta, seguendo le sue spiegazioni e le sue intuizioni.