Disturbi da Stress

combattere-lo-stressDefinizione di stress

Sebbene il termine “stress” sia da lungo tempo entrato nel linguaggio comune, pochi sanno quale sia il reale significato.

Oggi tutti questi stimoli esterni ed interni possono essere sufficientemente intensi da elicitare in noi una risposta emozionale che potremmo definire metaforicamente come l’energia propulsiva della motivazione (la spinta) ad attuare comportamenti fisici o mentali orientati ad un fine, conscio o inconscio che sia.

Il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) è stato riconosciuto come entità diagnostica, indipendente dagli altri disturbi ansiosi, solo a partire dal 1980, anno in cui il numero delle persone che, a seguito di esperienze devastanti, presentava un persistente quadro sintomatologico simile era troppo consistente da potersi ritenere una semplice coincidenza di comorbilità.
Il DPTS è rappresentato da una costellazione di sintomi sia psichici che fisici, la cui individuazione nell’ambito di un unico quadro clinico non è sempre facile. Ciò è dovuto al fatto che la sindrome comprenden espressioni acute, croniche e ritardate, fluttuazioni fisiche, potenziale riattivazione, alto grado di sovrapposizione dei sintomi e frequenti copatologie (Sutker, 1993).
La caratteristica essenziale del Disturbo Post Traumatico da Stress, secondo il DSM IV, è lo sviluppo di sintomi tipici che seguono l’esposizione ad un fattore traumatico estremo che implica l’esperienza personale diretta di un evento che causa o può comportare morte o lesioni gravi o altre minacce all’integrità fisica personale o di un’altra persona.
La risposta della persona all’evento deve comprendere: paura intensa, il sentirsi inerme, o il provare orrore.

I sintomi caratteristici che risultano all’esposizione ad un trauma estremo includono:
1) Il continuo rivivere l’evento traumatico. La persona affetta da DPTS ha ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento (immagini, pensieri, o percezioni), oppure fa sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nel DPTS, inoltre l’individuo colpito agisce o sente come se l’evento traumatico si stesse ripresentando e mostra un disagio psicologico e una reattività fisiologica intensa di fronte all’esposizione di fattori scatenanti, interni o esterni, che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento del trauma.
2) L’evitamento persistente agli stimoli associati al trauma. La persona che presenta un disturbo post traumatico da stress compie sforzi per evitare pensieri, sensazioni, conversazioni, attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma. Inoltre è significativa la presenza di un’affettività ridotta, di sentimenti di distacco, di estraneità verso gli altri, di riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative e l’incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma.
3) L’ottundimento della reattività generale e sintomi costanti di aumento di arousal. L’individuo presenta difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno; irritabilità o scoppi di collera; difficoltà a concentrarsi; ipervigilanza; esagerate risposte di allarme.
4) Il quadro sintomatologico completo deve essere presente per più di un mese e il disturbo deve causare disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

Gli obiettivi della psicoterapia dovrebbero essere graduali e altamente personalizzati nel trattamento dei vari pazienti:

1) Aiutare il paziente a ri-raccontare la propria storia, rivivendo e ricordando il trauma nel “qui e ora”, modificando il modo in cui viene narrato, al fine di arrivare all’integrazione e ad un senso di controllo del vissuto. Va fornita anche la possibilità di trovare un significato agli eventi vissuti. Il fatto di rendere il paziente capace di rivivere le memorie traumatiche, ma con un grado di controllo volontario relativamente alto, offre una sensazione di dominio sui ricordi intrusivi, e la capacità di tollerare il disagio.
2) Riesporre il paziente agli stimoli/segnali traumatici, ma in modo strutturato e con sostegno psicologico (per esempio usando l’esposizione diretta, varie tecniche di immaginazione guidata, di sostegno e di ri-esposizione graduale agli stress).
3) Trattare le credenze, le idee e le opinioni “distrutte” dal paziente, con le conseguenti difficoltà intra ed interpersonali (per esempio sensi di colpa, autocritica, rabbia e paura, dolore e tristezza, disperazione e disorientamento, vittimizzazione), attraverso tecniche di ristrutturazione cognitiva, problem solving, scrittura creativa e letteratura, ecc.
4) Esaminare le risorse personali di crescita, partendo dagli stessi eventi traumatici (passare dalla posizione di vittima a quella di sopravvissuto e a quella di persona fortificata). Cambiare l’orientamento temporale dal passato verso il presente ed il futuro. Fornire al paziente delle possibilità di riacquistare l’autostima e la fiducia negli altri e in se stessi. Rafforzare le relazioni sociali, al posto della solitudine e della separatezza dagli altri. Aiutare ad avere degli stili di vita più soddisfacenti ed a sviluppare dei sostegni sociali più stretti e forti. ni giorno, normalmente, abbiamo a che fare con un grandissimo numero di stimoli ed esperienze provenienti non solo dall’ambiente fisico e sociale in cui viviamo, ma anche dal nostro stesso corpo e dalla nostra stessa mente; basti pensare ai ricordi di eventi passati, alla prefigurazione di possibili eventi futuri e ai pensieri risultanti da un ragionamento o da altre forme di associazioni mentali libere o guidate.Disturbo Post Traumatico da Stress si può presentare in seguito ad eventi traumatici come: combattimenti militari, aggressione personale violenta (violenza sessuale, attacco fisico, scippo, rapina), rapimento, essere presi in ostaggio, attacco terroristico, tortura, incarcerazione come prigioniero di guerra o in un campo di concentramento, disastri naturali o provocati (terremoto, alluvioni, uragani), gravi incidenti automobilistici, ricevere una diagnosi di malattie minacciose per la vita.

Occorre tuttavia precisare che non tutte le persone, di fronte alle terrifiche esperienze sopra citate, rispondono sistematicamente con un Disturbo Post Traumatico da Stress. Di fatto, alcuni studi hanno dimostrato che la gravità della sintomatologia post traumatica non è direttamente proporzionale alla gravità dello stressor ma è strettamente legata alla risposta soggettiva dell’individuo al trauma. Altre ricerche hanno ben evidenziato come la comparsa e la cronicizzazione del DPTS siano determinate dall’interazione reciproca e dinamica delle caratteristiche dell’evento traumatico (durata dell’esposizione, gravità), di alcuni aspetti dell’individuo (struttura della personalità, storia personale, condizioni di salute, stile cognitivo) e di fattori ambientali (quantità e qualità dei supporti sociali, possibilità di un immediato trattamento dei sintomi più acuti) (Foy, 1992).

Gli obiettivi della psicoterapia dovrebbero essere graduali e altamente personalizzati nel trattamento dei vari pazienti:

1) Aiutare il paziente a ri-raccontare la propria storia, rivivendo e ricordando il trauma nel “qui e ora”, modificando il modo in cui viene narrato, al fine di arrivare all’integrazione e ad un senso di controllo del vissuto. Va fornita anche la possibilità di trovare un significato agli eventi vissuti. Il fatto di rendere il paziente capace di rivivere le memorie traumatiche, ma con un grado di controllo volontario relativamente alto, offre una sensazione di dominio sui ricordi intrusivi, e la capacità di tollerare il disagio.
2) Riesporre il paziente agli stimoli/segnali traumatici, ma in modo strutturato e con sostegno psicologico (per esempio usando l’esposizione diretta, varie tecniche di immaginazione guidata, di sostegno e di ri-esposizione graduale agli stress).
3) Trattare le credenze, le idee e le opinioni “distrutte” dal paziente, con le conseguenti difficoltà intra ed interpersonali (per esempio sensi di colpa, autocritica, rabbia e paura, dolore e tristezza, disperazione e disorientamento, vittimizzazione), attraverso tecniche di ristrutturazione cognitiva, problem solving, scrittura creativa e letteratura, ecc.
4) Esaminare le risorse personali di crescita, partendo dagli stessi eventi traumatici (passare dalla posizione di vittima a quella di sopravvissuto e a quella di persona fortificata). Cambiare l’orientamento temporale dal passato verso il presente ed il futuro. Fornire al paziente delle possibilità di riacquistare l’autostima e la fiducia negli altri e in se stessi. Rafforzare le relazioni sociali, al posto della solitudine e della separatezza dagli altri. Aiutare ad avere degli stili di vita più soddisfacenti ed a sviluppare dei sostegni sociali più stretti e forti. ni giorno, normalmente, abbiamo a che fare con un grandissimo numero di stimoli ed esperienze provenienti non solo dall’ambiente fisico e sociale in cui viviamo, ma anche dal nostro stesso corpo e dalla nostra stessa mente; basti pensare ai ricordi di eventi passati, alla prefigurazione di possibili eventi futuri e ai pensieri risultanti da un ragionamento o da altre forme di associazioni mentali libere o guidate.